The European Corridor 5

PARTE PRIMA: ORIGINI DEL PROGETTO

“Come sono finito in mezzo ad un’autostrada in una gelida notte d'inverno.”

Sono a Firenze al festival dei popoli. È sera. È inverno. Fa freddo.
Domani devo essere a Napoli alle otto in punto di mattina per le riprese del film in cui ho trovato lavoro come fonico.
Vado alla stazione. Mi distraggo riflettendo sull’incredibile ultimo film appena visto di Johan van der Keuken “De grote vakantie” (trad. La lunga vacanza) e salgo sul treno sbagliato, quello che va a nord, direzione Milano. Quando le portiere si chiudono è troppo tardi.

Scendo a Bologna. Treni per Napoli non ce ne sono più e oltrettutto da mezzanotte scatta lo sciopero dei mezzi – MALEDIZIONE –.
Di autobus per il sud nemmeno l'ombra. Decido di andare a fare l'autostop al casello autostradale.
Prendo un taxi. Ci lascio quasi tutti i miei soldi.
Lungo il tragitto dalla stazione al casello il tassista si offre di portarmi a Napoli per 500 euro.
Gli dico “no grazie”. Mi lascia di fianco alle macchine sputa-biglietti del casello e tiro fuori la mia ultima arma: il mio dito pollice, simbolo di tutta la mia solitudine in una notte ghiacciata di fine novembre.

Che ci faccio io qua?
Le macchine sfrecciano indifferenti.
Una richiesta, una supplica, una spiegazione velocissima, giusto il tempo che concede un finestrino che si abbassa e si rialza. E poi via. Loro, gli autisti. Perché io rimango qui, inchiodato dalla mia cocciutaggine senza alternativa.
Arriva una macchina della polizia.
- Buonasera. Cosa sta facendo qui? Si rende conto che è assolutamente vietato fare l'autostop in autostrada?
- Si lo so, mi scuso, ma, sa...,- e gli spigo la mia situazione.
Con mia enorme sorpresa i poliziotti mi fanno salire a bordo della loro Alfetta e mi scortano all’interno dell’autostrada fino all'area di servizio più vicina. Lì, dicono, può darsi che qualcuno s'impietosisca e mi dia un passaggio fino a Napoli.

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